Capitolo 29: La fine del viaggio
Il computer, collegato al macchinario alle spalle di Sora, iniziò a produrre uno strano ronzio.
- Che succede? - si chiese Edvard, preoccupato.
All'improvviso, il monitor si spense. A seguire, tutto il resto, comprese le lampadine che illuminavano la sala. Il buio calò inesorabilmente, avvinghiando nelle sue spire l'intera area.
- Questa non ci voleva - mormorò.
- Sembrerebbe un black out - disse Sora, guardandosi attorno.
- Sì, hai perfettamente ragione... Ma non me lo spiego. Fino ad un attimo fa era tutto a posto - rispose Edvard.
La speranza si riaccese in lui quando vide comparire una scritta che lampeggiava sullo schermo, in rosso. Si poteva leggere chiaramente:
"Comandi di emergenza attivati".
- Speriamo in bene - sbuffò il ricercatore, ricominciando a premere con rapidità i vari pulsanti sulla tastiera.
Sora si avvicinò, osservandolo lavorare con interesse.
- Riesci a capirci qualcosa? Io ho uno strano presentimento... - mormorò.
- Naaa! Va tutto a meraviglia - sorrise Edvard, concentrato sul terminale, con le dita che saettavano da una parte all'altra del pannello, emettendo un ticchettio quasi assordante.
Tenendo lo sguardo fisso sul monitor, il giovane Rain era concentratissimo su ciò che stava facendo, senza perdersi un singolo passaggio. Apparve una serie di scritte incomprensibili per Sora, evidenziate in bianco. Edvard premette sul tasto di conferma.
- Ci siamo, ci sia... -
- ERRORE. DATI CORROTTI -- Che? Dati corrotti? - fece eco Sora. - Non mi dire che non funziona più -
- Accidenti, è un bel guaio - si grattò il capo Edvard, non capendo appieno la situazione. - Pare ci sia una sorta di virus o qualcosa del genere che ci impedisce di avere accesso ai comandi di emergenza e di riabilitare il sistema -
- Uhm... Questi comandi di emergenza servono anche per proteggere il castello, vero? - domandò Sora.
Edvard gli prestò attenzione, incuriosito.
- Sì, credo di sì. Perché? -
- Perché allora qualcuno ha voluto volontariamente impedirci l'accesso a questi comandi, non c'è altra spiegazione. Ci hanno preceduti -
Edvard non afferrò il concetto al volo. - Ma perché fare qualcosa del genere? -
- Evidentemente, grazie a questo sistema di sicurezza è possibile attivare qualche antifurto del castello... E qualcuno non vuole che questo antifurto sia attivato. Chissà cos'ha in mente di fare... - spiegò brevemente Sora.
- In pratica mi stai dicendo che una persona è venuta qui, ha disinserito gli antifurti e bloccato i comandi di emergenza... Dopodiché, ha potuto agire indisturbata senza che alcun sistema glielo potesse impedire? -
Sora annuì. - Esatto -
- Dannazione... E come fai a saperlo? -
- Diario di Ansem. Parlava di una porta trovata qui, nei suoi laboratori... Probabilmente è da qualche parte. Attraverso di essa, i suoi apprendisti sono riusciti a divenire dei Nessuno - continuò Sora.
- Dove potrebbe essere questa porta? Se è scattato tutto adesso, significa che... -
- Stanotte gli apprendisti varcheranno quella porta - strinse i pugni Sora. - E inizierà la fine di questo mondo -
- E' terribile! - esclamò Edvard. - Come possiamo impedirlo? Dobbiamo fare qualcosa! -
Sora ci pensò su. Andava contro ogni principio sostenuto dall'amico intromettersi in quella vicenda. Avrebbe dovuto lasciare che quei sei divenissero dei Nessuno, che perdessero il loro cuore. Ma il suo forte senso di giustizia gli urlava di dover intervenire.
- I sotterranei - fece Sora.
- Dici che potrebbero essere lì? -
- Con ogni probabilità -
Scambiandosi un cenno di intesa, i due si misero a correre a perdifiato fuori dallo studio di Ansem, imboccando i lunghi ed intricati corridoi della fortezza.
- Guardate! -
Un tale indicò in direzione del castello, con aria spaventata. Le luci erano spente e l'enorme edificio era immerso in un'oscurità sovverchiante e minacciosa che lo isolava totalmente dalla vivace cittadina di Radiant Garden.
- Il castello è al buio! -
- Che succede? -
- Un altro esperimento di Ansem? -
Una folla consistente andò ad invadere le vie, le strade e le piazzole. Tutti si ammassavano confusamente, interrompendo le loro azioni e volgendo sguardi dubbiosi ed impauriti alla volta della dimora di Ansem.
- Che succede, Leon? - chiese una ragazza, avvicinandosi ad un prestante giovanotto che contemplava lo spettacolo con aria assorta.
- Non lo so, Yuffie... Non ne ho idea -
Urtando violentemente coi corti tacchi degli stivali sulle tegole di un tetto, dopo vari balzi, una sagoma nera, avvolta nel suo soprabito, si fermò di colpo. Levò gli occhi verso la fortezza.
- Che diamine succede? - si chiese Axander. - Sento una potente forza negativa... Oscurità in ogni dove... -
Dopo pochi secondi, anche i fiochi bagliori dei lampioni ai bordi dei marciapiedi si spensero, contemporaneamente a quelle delle abitazioni. La cittadina cadde nel panico più totale.
Axander digrignò i denti, sistemandosi il cappuccio sul capo.
- Maledettissimo Caos! -
- Tutto è pronto -
I sei apprendisti osservarono straniti la porta.
- Seguitemi - disse Caos, facendo loro cenno di venire con lui.
Xehanort, Braig, Dilan, Even, Aeleus e Ienzo si avvicinarono. Caos varcò la soglia per primo e, dopo di lui, i ricercatori.
- Presto Heartless. Presto Nessuno. Presto miei fedeli servitori - sorrise Caos, svanendo lentamente in una nebbia scura.
Una sfera nera esplose contro il portone, mandando in frantumi la grande serratura e scagliando ovunque schegge di legno. I battenti si accasciarono al suolo con un tonfo agghiacciante.
- Avverto parecchio movimento. Tutti si stanno concentrando qui - esordì il nuovo giunto, facendosi strada all'interno della fortezza.
Si spolverò un braccio, senza badare troppo a farsi notare da eventuali avventori.
- E' il momento di trovare Sora e riportarlo indietro con me -
Nhiun si sistemò i capelli azzurri dietro la schiena, distendendo i nervi del collo. Si avviò su per la prima scalinata che scorse, senza porsi troppe domande.
Edvard e Sora fecero irruzione nei sotterranei, sfondando l'ingresso.
- Da quella parte! - Edvard additò l'entrata per la cupola.
I due entrarono velocemente, per poi bloccarsi immediatamente, impietriti dalla scena.
- Toh, ma guarda -
Xehanort, che era l'ultimo rimasto al di fuori della porta, si voltò verso Sora e Edvard, osservandoli con un misto di soddisfazione e di arroganza.
- Volete unirvi a noi, per caso? - domandò, allargando le braccia.
- Non ci contare, bastardo! - tuonò Edvard.
- Siamo venuti per... - provò a dire Sora, ma si trattenne.
- Per sconfiggermi, forse? - rise Xehanort. - E' del tutto inutile, sciocchi. Non potrete nulla contro Caos e coloro che lo seguono -
All'udire il nome del Signore Oscuro, Sora serrò i denti. Un moto di rabbia improvviso lo inondò, destando in lui una ferocia senza precedenti.
- Ora vi devo salutare. Importanti questioni mi attendono -
Detto questo, il giovane apprendista si girò in direzione della porta e ne varcò la soglia, con solennità, assaporando quell'istante.
- Maledetto, dove scappi? - urlò Edvard, gettandosi all'inseguimento.
- No, fermati! - lo avvertì Sora, tentando di afferrarlo per una manica. - Non farlo! -
- Devo fermarlo, Sora! Solo io posso! Tu devi tornare dai tuoi amici... Ci riuscirai anche senza di me, ne sono certo! -
- No, Edvard, non capisci! Fermati o diventerai... - tese una mano Sora, come a volerlo bloccare.
Ma Edvard era già troppo lontano. Si lanciò all'inseguimento di Xehanort, senza la benché minima ombra di paura sul suo volto. Svanì, inghiottito dalle tenebre emanate dalla porta. Non immaginava a cosa sarebbe andato incontro. Un destino che lo avrebbe condannato ad un'esistenza distorta, dimezzata.
- ... Un Nessuno... - bisbigliò Sora, chinando la testa.
- Ahahah, sembri sapere molte cose, ragazzino -
Un vortice nero si materializzò di fronte al Custode.
- Me ne compiaccio -
Sora, alzando gli occhi, lanciò un’occhiata severa ed al contempo irritata verso colui che aveva parlato. Per la prima volta in vita sua, si trovava dinanzi a Caos in persona. Una strana sensazione lo colse, indescrivibile. Timore, rispetto. O, forse, soltanto un odio smisurato e non distinguibile nel suo animo tormentato?
- Io so chi sei. Tu sei Caos -
L’individuo smise di ridere, fissando Sora.
- Come sai il mio nome? -
Dalla punta del suo indice fuoriuscì una piccola sfera violacea che si ingrandì in meno di un secondo. Caos la sparò contro Sora ad altissima velocità. Il ragazzo venne colpito in pieno petto, cadendo all’indietro.
- E, soprattutto, come osi pronunciarlo? -
- Io oso - sorrise Sora, come a sfidarlo. - Io oso -
- Pure sbruffoncello? Ora ti impartisco una lezione coi fiocchi -
Questa volta aprì completamente il palmo della mano, puntandolo su Sora e lanciando su di lui una serie di sfere simili a quella precedente.
Sora, a terra, cercò di scostarsi, alzando il gomito davanti al suo volto e chiudendo gli occhi. Le sfere, però, non lo raggiunsero, in quanto urtarono contro un ostacolo apparso sulla loro traiettoria.
Sora, guardando davanti a sé, notò una barriera azzurra, pochi attimi prima che scomparisse.
- Hai fatto male i tuoi conti, se credi che Sora sia solo -
Axander roteò il keyblade sopra la sua testa, per poi posizionarlo davanti al suo petto, con la lama rivolta verso Caos.
- Non ti è bastata la batosta subita qualche tempo fa? -
- Ohohoh! - ridacchiò Caos. - Il caro Axander. Scommetto che sei ancora il tirapiedi di Ordine, dico bene? Ottimo... -
- Sta' un po' zitto, sei irritante - gli intimò Axander. - Meglio con lei che con te -
- Certo non avrò il suo fascino e la sua sensualità... Ma le mie potenzialità non sono da meno, anzi... -
Il corpo di Caos prese a circondarsi di una fosca nebbiolina purpurea. Piegò i gomiti, serrando le dita e racchiudendo tutto il potere disponibile nel suo corpo.
- ... Sono io il più forte -
Una serie di fulmini neri saettarono verso la vetrata superiore della cupola, infrangendone i vetri e riducendoli in minuscole schegge che piovvero al suolo come una letale pioggia cristallina.
Axander puntò il keyblade verso l’alto e sembrò lanciare una magia rassomigliante all'Aeroga. Una sorta di tromba d’aria avvolse lui e Sora, respingendo i letali frammenti di vetro che stavano cadendo.
Sora si rialzò, affiancando Axander.
- Che fai, stupido? Allontanati, sei disarmato! -
- Disarmato? Questo è ancora da vedere... - sorrise Sora, sicuro di sé.
Caos interruppe il flusso di fulmini con un semplice gesto della mano sinistra.
- Tenaci. Poco disposti alla resa... Ma tanto non avete alcuna speranza - sogghignò.
Sotto il cappuccio, le labbra si incresparono in un sorriso divertito.
I movimenti che effettuò in seguito furono di una rapidità tale che Sora ed Axander non riuscirono ad accorgersi di nulla, se non quando era ormai troppo tardi.
Caos sparì dalla loro visuale e si materializzò alle loro spalle. Axander si voltò, ma con movenze straordinariamente composte ed ordinate, il nemico lo scaraventò contro una parete con il solo ausilio delle dita della mano, conficcandogliele nel ventre.
- Axander! - lo chiamò Sora.
- Un cuore debole non è degno di maneggiare il keyblade - disse Caos. - Il keyblade viene trasmesso solo al più forte dei cuori, sia esso invaso dall’Oscurità o dalla Luce o da entrambe. La potenza del cuore trasmessa sotto forma di arma materiale... Che oggetto straordinario, questo keyblade. Strumento di pace e di speranza... Ma anche di distruzione e di oblio... Che arma straordinaria -
- Cosa stai blaterando? Cosa ne vuoi sapere tu del keyblade? - ribatté Sora.
- Giusto. Cosa ne può sapere un fabbro dell’arma che ha forgiato? - rispose divertito Caos.
Sora rimase basito da tale affermazione.
- Come? Tu... Tu sei... - balbettò.
- Io controllo il keyblade. Ed esso risponde alle mie esigenze! - urlò Caos. - Io lo indirizzo al suo detentore! -
Caricata un’altra sfera, fece per lanciarla contro Sora, il quale, in tutta risposta, incrociò le braccia davanti al viso, pronto a difendersi.
- Stopga! - si intromise una voce.
Sora sentì un tuffo al cuore. Qualcuno aveva fermato il tempo.
- Gioisci Sora, arrivano i rinforzi -
Rumore di passi che riecheggiavano nel vuoto dell'antro. Il Falco era giunto.
Se notate errori di battitura, vi prego di farmeli notare, dato che stavolta ho aggiornato in tutta fretta >.<


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