Scusate la lunga assenza, ma per me questo è proprio un brutto periodo ^^'
Capitolo moooolto lungo, che secondo alcuni è un po' "dragonballesco"

Nuovo capitolo.
I Ringraziamenti vanno a Nemeryal e Solanyaper avermi aiutato a correggereil capitolo
Capitolo 22
Ombre di un passato che riemerge
Mudriel. Lurf. Uno davanti all’altro. Immobili.
L’alchimista si meravigliò di sé stesso, sorprendendosi a tremare. Sentiva la morte accanto a sé, ancora prima dell’inizio della battaglia.
L’assassino sogghignava, trattenendo le risate. Amava giocare al gatto e al topo ed essere il felino. Provava una soddisfazione immensa nel giocare con le sue vittime fino a vederle morire, rimanendo deluso dalla breve durata del suo divertimento.
-Non penserai mica che stando lì fermo e zitto non ti farò niente!- lo sbeffeggiò Lurf.
Il ragazzo non rispose, si limitò a sfoderare la sua arma, mettendosi in guardia.
Il castano si esibì in una fragorosa risata. –La stupidità umana è davvero smisurata…- commentò poi, chinando il capo con aria rassegnata.
Improvvisamente scattò contro il ragazzo, roteando gli artigli e facendoli stridere gli uni contro gli altri.
Il terrore bloccava le gambe di Mudriel, nemmeno lui capiva cosa stesse succedendo. Forse dentro di lui si era già rassegnato?
Evitò appena in tempo un’artigliata e ne parò una seconda.
“La forza di questi colpi è incredibile…che razza di mostro ho davanti?” si domandò, senza le capacità per respingere l’assalto.
Lurf si accorse immediatamente della situazione. Fulmineo piroettò su sé stesso, sferrando un calcio al torace del suo avversario, che rimbalzò all’indietro, contro il muro di pietro di un’abitazione piuttosto sobria che aveva alle spalle.
Mudriel non fece alcun tentativo di reagire; semplicemente rimase lì fermo, sentendo pezzi di roccia e mattoni picchiettargli sul corpo, dopo essersi separati dal muro contro il quale aveva appena sbattuto. Ora non restava che aspettare il colpo di grazia.
L’unica cosa che lo consolava era non dover reggere lo sguardo degli altri, delusi dalla sua vigliaccheria.
-Sei proprio un bugiardo.- lo rimproverò Lurf –Non avevi forse promesso di tornare sano e salvo dai tuoi amici?-
Quelle parole furono per l’alchimista come una freccia al cuore. Smise addirittura di respirare per qualche secondo, l’unica cosa che esisteva in quel momento era quella frase che gli rimbombava nella mente.
Si mise a ridere, mentre piangeva con gli occhi.
Ci era arrivato solo ora: lui non era che un piccolo, insulso, umano peccatore; e come tale era egoista. Non lo voleva per Demyx o Nanashi. Solo per sé stesso, per la paura di rimanere solo, avrebbe vinto e sarebbe tornato dai suoi amici, come aveva promesso.
-Se fai così mi fai passare la voglia di giocare!- lo apostrofò l’avversario, ponendo un braccio davanti a sé.
Non sembrò quasi neppure magia agli occhi di Mudriel: un’onda d’urto di proporzioni incredibili si espanse dal braccio teso del nemico. La forza del colpo era in sintonia con le dimensioni: il muro contro il quale era appoggiato l’alchimista, come un castello di sabbia al vento, si frantumò, e Mudriel stesso volò via come un ramoscello in balia della corrente.
Aprì gli occhi, gli sembrava quasi di essere nato in quel momento, intorpidito dal sonno, e ciò non gli sarebbe nemmeno troppo dispiaciuto. Invece era lì, vivo, conscio di chi era, o forse era meglio dire di COSA era.
Cercò di alzare lo sguardo per vedere qualcosa che non fossero i suoi piedi: a pochi passi da lui c’era il muro di una casa, che pareva poter crollare da un momento all’altro. Il tango pungente di muffa che permeava quel vicolo gli penetrava irruente nei polmoni, dandogli il voltastomaco.
Era seduto a terra, e appoggiato con la schiena al muro, gli arti accasciati a terra come pesi morti. I vestiti non erano altro che stracci cuciti insieme con mezzi di fortuna. Era anche sporco, aveva escoriazioni lungo tutto il corpo.
Lui però non se ne curava, come non se ne curavano i passanti: andavano dritti, come se lui fosse invisibile, e al ragazzo non restava che guardarli dal basso, senza neanche avere la forza di sognare di essere come loro.
Girò la testa con disinteresse, sentendo dei passi venire nella sua direzione: si stava avvicinando un vecchio dalla corta, ma ugualmente folta, barba color fuliggine, con una borsa della spesa al braccio destro. Si fermò proprio davanti a lui, lo guardava con interesse. Il giovane non avrebbe saputo dire se l’osservatore fosse interessato per aver visto un bambino senza casa e in pietose condizioni, o perché aveva intuito qualcosa su di lui.
-Chi sei, ragazzino?- domandò, squadrandolo più volte dalla testa ai piedi.
-Non sono un ragazzino…- mormorò quello.
Il vecchio si chinò verso di lui, sorridendo. –Cosa sei allora?- chiese, convinto che il bambino volesse giocare.
-Un mostro…-
Il vecchio parve stupito.
-È per questo che sei vestito così? Stai giocando a fare il mostro con degli amici?- domandò continuando a sorridere.
-Se ne vada, prima che la uccida signore.- lo pregò il ragazzo.
L’anziano si alzò in piedi. –E perché dovresti uccidere uno sconosciuto?- domandò allora.
Il bambino non rispose, si limitò a fissare per terra. L’uomo sbuffò e cominciò a frugare nella borsa della spesa.
-Deve essere triste essere sempre da soli, credo di capire come ti senti.- commentò, finendo di cercare e porgendogli una pagnotta calda fumante, appena sfornata.
Il piccolo tentennò un poco ad avvicinare la sua mano a quella dell’uomo per prendere il cibo, e quando fu lì per lì per afferrarla, diede una sberla alla mano del signore.
-Io sarei triste…- ripetè tremante dal furore. –E lei capirebbe pure come mi sento…- aggiunse con un tono sempre più aggressivo. –Lei non ha idea di come mi possa sentire io! Siete tutti degli sporchi ipocriti!- urlò, gettandosi su di lui con l’intento di ucciderlo.Lurf socchiuse gli occhi, sforzandosi di intravedere la sagoma del nemico attraverso la cortina di polvere. Per quanto si sforzasse, però, non otteneva risultati.
Il castano chinò il capo, pensieroso. Dapprima era una risatina, ma un attimo dopo Lurf scoppiò in una risata isterica e malvagia.
Menò un fendente alle sue spalle, costringendo Mudriel a pararlo, rinunciando al suo attacco a sorpresa.
La forza della stoccata era tale che fu già un miracolo che all’alchimista non fosse sfuggita l’arma di mano.
-Ci è già cascato Darmen…sei solo uno stupido se pensi che un trucchetto così banale funzioni due volte!- lo avvisò l’assassino, con occhi dardeggianti di fuoco.
L’alchimista non rispose, si limitò a sorridere. L’allocco ci stava cascando, ci stava cascando in pieno.
-Ci è già cascato Darmen…sei solo uno stupido se pensi che un trucchetto così banale funzioni due volte!- gridò Lurf con astio, dando un’artigliata con l’arma libera all’alchimista
-Reflex!- urlò in risposta il ragazzo.
L’artiglio metallico colpì e venne bloccato dalla barriera.
Un’espressione spaventata si dipinse sul volto dell’assassino. Cercò di scattare indietro, ma dalla barriera trasparente creata da Mudriel partirono numerose esplosioni.
Lurf venne investito dalle potenti fiamme dell’alchimista, rimbalzando lontano da lui. L’assassino cercò di rimettersi in piedi. Il corpo gli bruciava, ma non gli importava. Anzi, quel dolore gli faceva ribollire il sangue nelle vene, lo inebriava ed esaltava. Quello stesso dolore lo avrebbe provato il ragazzino alla decima potenza.
Perso nei suoi pensieri di vendetta, quasi non si accorse che quello era tornato all’attacco con un colpo verticale di keyblade, volto a tranciarlo in due.
Lurf si spostò con un rapido movimento alle spalle dell’alchimista.
Mudriel cercò di voltarsi per difendersi, ma la gamba del nemico fu più veloce, e il castano incassò un potente calcio. Il ragazzo tentò di allontanarsi, ma l’assassino lo pressava: rilasciò parte del suo pressoché illimitato potere oscuro, provocando un’onda d’urto che colpì l’alchimista con la forza di un uragano, trasportandolo via.
Fiotti di oscurità, guizzanti come fossero elettrizzati, volteggiarono per qualche secondo intorno al malvagio, fino a spegnersi poco dopo.
-Tutta qui la tua forza?- chiese l’assassino sbruffone –Non riuscirai a vendicare Zerk così!- lo sfidò Lurf, mentre Mudriel tenteva di rialzarsi dai detriti dell’uragano da cui era appena stato investito.
-Che stupido è stato. Nemmeno col potere dell’oscurità, di cui gli ho fatto dono, è stato capace di uccidere te e quegli altri vermi. Una vera delusione.- commentò il malvagio con disprezzo. –Un debole, un debole. Ecco cos’era! Un vigliacco spaventato dall’oscurità e incapace di uccidere, come te d’altronde…- sentenziò.
-Non ti permetto…- scandì il ragazzo con rabbia, stringendo i pugni. -…di infangare il suo ricordo, o di offendere i miei amici. Loro sono la cosa più bella che mi sia capitata!- urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
-Quelli come lui…- continuò l’assassino, come se non avesse nemmeno ascoltato l’altro. -…mi fanno davvero pena.-
-Bastardo!- urlò furente, lanciandosi all’attacco alla cieca.
Mudriel guardava con meraviglia e stupore quell’oggetto che gli era apparso nella mano. Una lama lunga e opaca, quasi trasparente, a forma di chiave. La teneva con poca forza, come preoccupato di poterla rompere, facendola svanire. Poteva sentire il battito dell’arma andare all’unisono con quello del suo cuore. Quella lama era forse viva?
-Che…che cos’è questo?- domandò con muta ammirazione.
-Il keyblade. Arma e chiave posseduta solo da alcuni, scelti dall’arma stessa.- spiegò il maestro. –Dovresti saperlo, te lo avevo fatto studiare.-
Mudriel annuì. –Questo lo so, ma quello che mi chiedo è…perché ha scelto me?- domandò, senza distogliere il suo sguardo timoroso dal keyblade cristallino, che lo aveva appena designato come suo custode.
Il cristallo bianco di cui era fatto prendeva, quando esposto alla luce, sfumature bluastre e azzurre. La punta della spada era decorata per assomigliare a un fiocco di neve, tutto in essa ricordava un pezzo di ghiaccio intarsiato. Ma trasmetteva calore, calore umano.
-Non lo capisci da solo perché ti ha scelto? Vuole permetterti di realizzare il tuo desiderio.- rispose il maestro.
L’altro allievo guardava, appoggiato allo stipite della porta a braccia incrociate, con rabbia.
Perché Mudriel? Lui aveva studiato con dedizione per anni, si era esercitato con dedizione, ma i risultati dov’erano? Quel ragazzino invece…aveva ottenuto il keyblade che Zerk aveva sempre sognato, e a che prezzo? Gli erano bastati tre mesi di studio per vanificare tutta la vita del suo compagno.
Ma una simile umiliazione, davanti al mondo intero, non sarebbe stata perdonata.
Zerk lo giurò a sé stesso: una simile offesa doveva essere punita con la morte.Lurf sorrise. Non tentò nemmeno di schivare l’assalto.
Mudriel lo prese in pieno una volta, poi due, poi tre, poi quattro.
La furia del ragazzo non si placava.
Non era giusto, Lurf non poteva giocare a suo piacimento con la vita umana.
-I colpi ora sono molto più vigorosi di prima, ma ciò sembra essere andato a discapito della precisione, della velocità e della lucidità soprattutto.- lo rimproverò l’assassino, col tono di un maestro deluso dall’alunno.
Mudriel sempre più adirato si lanciò in un fendente obliquo, ma il nemico lo parò senza difficoltà.
-Oh, ti ho già detto che sei diventato prevedibile?- aggiunse sogghignando.
Con l’artiglio libero lo colpì.
I vestiti si strapparono, la carne rimase dilaniata.
Mudriel spalancò la bocca, gridando. Un ghigno si fece largo sul volto del suo avversario, man mano che il sangue a fiotti si spargeva intorno a lui.
L’ex templare si voltò indietro. Da quella distanza era impossibile udire il combattimento, eppure il suo sguardo continuava a volgersi alle sue spalle.
-Nanashi! Sbrigati, non abbiamo tempo! La gummyship è qui vicina!- gridò Demyx scocciato dal comportamento del compagno. Anche Merina osservava il ragazzo con una sensazione di pena verso di lui; era chiaro a cosa stesse pensando.
-Si, arrivo.- rispose quasi inespressivo Nanashi.
Nonostante i suoi sforzi, non riuscì a trattenere una lacrima, che cadde dai suoi occhi celesti rigandogli volto e anima.
Quel bastardo di Mudriel non sarebbe tornato.
-Aah!- urlò l’alchimista, straziato dal dolore.
-Allora? Non volevi uccidermi? Dov’è finita la tua grinta?- lo sbeffeggiò Lurf, prendendo a calci il ragazzo esanime, steso a terra.
Stringere i denti non gli serviva a nulla, a ogni colpo sentiva le ossa scricchiolare e il dolore divenire insostenibile, e inevitabilmente gridava, dando a Lurf motivo di sentirsi soddisfatto del suo operato. Solo facendo un enorme sforzo di volontà riusciva a trattenersi dall’implorare pietà al nemico.
Ogni suo colpo era più potente, marcato dalla sua insana passione per il dolore. Mudriel sembrava un pupazzo di pezza: sotto i suoi colpi rotolava su sé stesso, senza avere reazioni.
Un ultimo, poderoso colpo allo stomaco e l’alchimista cadde a terra.
Mudriel strinse i pugni, sbattendoli più volte sul terreno.
Davvero era suo destino morire lì?
Facendo affidamento su tutte le sue forze si rialzò in piedi, scrutando torvo l’avversario.
-Si sta facendo tardi, se non mi sbrigo a raggiungere i tuoi amichetti andrà a finire che mi sfuggiranno.- disse con aria annoiata l’avversario, portando le mani ai fianchi. –E’ ora di chiudere la questione-
-Senestral, che ti prende?- domandò il vecchio.
Quello si rispose intontito:-Eh?-
-Ti vedo pensieroso.-
-Vede, stavo pensando a Mudriel. Avrà fatto bene ad insegnare a Mudriel come…- cercò di dire il giovane mago del consiglio al suo collega.
-È sicuramente molto rischioso, ma lui è un ragazzo abile e coscienzioso. Ha bisogno di quel potere e sono convinto che saprà sfruttarlo nel modo migliore. Dobbiamo avere fiducia in lui. D’altronde se non avessi intuito quanto vale, non ci sarebbero state ragione per prenderlo ed allevarlo.
Il ragazzo abbassò la lama, chiudendo gli occhi. Com’era in grado di scrutare il cuore altrui, così poteva sondare il suo. Lo sapeva, purtroppo lo sapeva fin troppo bene che, cercando nel profondo, avrebbe trovato la bestia ancora nel pieno delle sue forze. A rischio della vita avrebbe tentato l’azzardo più pericoloso: avrebbe sciolto le catene della sua oscurità.
Mudriel sospirò, non ce la faceva più a star chiuso dentro quelle quattro mura.
Passeggiava lento, interrogandosi su quanto stava accadendo: era ormai trascorso un mese da quando era arrivato su quel mondo, il periodo più lungo che avesse mai passato in uno stesso luogo durante quel viaggio tra i mondi consigliatogli dal maestro.
Da quando era stato letteralmente rapito da Evie e portato al castello, da quando aveva acconsentito a fermarsi ospite di Vi e degli altri bizzarri membri di quell’organizzazione il cui obbiettivo era distruggere KINGDOM HEARTS…da quando era giunto lì, non aveva mai nemmeno pensato ad andarsene e continuare per la sua strada. Eppure quello non era il suo posto; era solo una comparsa nella vita di quei ragazzi, uno di passaggio.
Si sentì uno stupido a pensare simili sciocchezze.
In fondo cosa c’era di così strano? Gli era dispiaciuto lasciare tutti gli amici che si era fatto sui vari mondi visitati, ma se c’era una cosa che gli dava soddisfazione, era arrivare su un nuovo mondo, sempre diverso dal precedente. E così avrebbe fatto anche questa volta, senza rimpiangere nulla.
Camminò un po’ immerso nel silenzio della prateria, si era ormai allontanato molto da “casa”. Continuò ad avanzare a occhi chiusi, immerso nella natura. Più importante di vedere dove andare, era avvertire tutto quello che aveva intorno a lui con le orecchie. Il frinire delle cicale, il soffio del vento sull’erba fresca, bastava quello a guidarlo per la sua strada.
Spalancò improvvisamente gli occhi. C’era stato un rumore di troppo: dall’albero sul ciglio della strada al suo fianco, si era buttata una persona, tagliandogli la strada.
Era una ragazza, dall’aspetto giovane. Aveva un viso ceruleo e due tondi rubini che lo squadravano inespressivi. I lunghi capelli corvini scivolavano dietro le spalle minute. Indossava una maglia grigia scura a maniche corte e una gonna alta sopra le ginocchia; un paio di lunghe calze nere le arrivavano fino ai polpacci e portava degli stivaletti del medesimo colore. I vestiti erano in parte lacerati: tutto in lei le dava un’aria poco raccomandabile.
In spalla teneva una faretra.
-Chi sei tu?- le domandò il ragazzo, pronto a sfoderare l’arma.
La ragazza sorrise, come a prendersi gioco di lui. –Un mostro.- rispose.
Mudriel rimase qualche attimo in silenzio. –Allora io e te siamo uguali.- aggiunse con voce sommessa.
L’altra rimase stupita a quell’affermazione, quasi offesa dalla sua arroganza.
-Dimmi, cosa vuoi?- domandò lui.
-Devo andare da Vi. Lui sta proteggendo qualcuno che devo uccidere.- spiegò.
-E allora perché eri su quell’albero?- chiese ancora l’alchimista scettico.
-Tu vieni da là giusto?-
-Esatto.-
-Per questo motivo voglio sfidarti. Devo sapere il livello dei sottoposti di Vi, per elaborare una strategia adeguata.- concluse.
La mora estrasse dalla faretra una lunga asta di metallo dorato. All’estremità pendevano numerosi sonagli che si scontravano fra loro, provocando un lieve e inquietante tintinnio.
Puntò l’arma contro l’alchimista, per poi lanciarsi contro di lui senza una parola.
Il ragazzo sguainò il Keyblade, frapponendolo fra il suo corpo e quello della nemica.
-Posso almeno sapere il tuo nome?- le chiese Mudriel divertito.
-Non ricordo il mio nome. Sono identificata solo come “Prototipo 10”. Se proprio vuoi dare un nome al tuo assassino, puoi chiamarmi…vediamo…Kuroi.- rispose lei, dopo aver riflettuto qualche secondo.
Fece un passo indietro per uscire dalla posizione di stallo, quindi mirò con l’asta al fianco del castano, che vanificò l’attacco parandolo con la chiave.
Kuroi era veloce, continuava a colpire l’alchimista, costretto a stare sulla difensiva.
Mudriel si voltò di scatto: alle sue spalle c’era la quercia dalla quale si era lanciata la ragazza. Spingerlo verso la pianta era stato il suo piano fin dall’inizio.
Non aveva scampo.
Non c’era via di uscita.
Gli arrivò un colpo orizzontale all’altezza del cranio. Il ragazzo si abbassò all’istante, schivando l’attacco e tentando un fendente laterale.
Fu troppo lento, o forse prevedibile, perché Kuroi gli sferrò un calcio a un fianco prima che il ragazzo potesse ferirla, facendolo cadere a terra.
Mudriel tentò una capriola all’indietro per rialzarsi velocemente, ma…
-Scacco matto.- sentenziò la mora, la punta dell’asta metallica all’altezza del collo del ragazzo –Se siete tutti così scarsi sarà una passeggiata.- commentò, sbuffando dalla noia.
-Tsk, solo perché con le donne ci vado piano.- rispose l’alchimista paonazzo dalla vergogna della sconfitta. –Non mi uccidi?- domandò con un sorriso ambiguo in volto.
-Non vedo alcuna utilità nel farlo. E poi il sangue è difficile da far venire via dai vestiti, se mi macchio.- rispose l’altra con finta noncuranza.
-Di preciso da che parte è il castello?-
-Ti accompagnerò personalmente, ma devi in cambio dirmi le tue VERE intenzioni.-
Ci furono alcuni lunghi istanti di silenzio, prima che la ragazza rispondesse:-Devo eliminare un essere imperfetto.-
-E cosa ti fa credere che io te lo permetta?-
Lei alzò gli occhi al cielo, con aria di sopportazione. –Mi accontento anche solo di vederla, ma è necessario. D’altronde la più debole tra noi due dovrà sparire.-
Mudriel non capiva i suoi discorsi, ma sentiva il dovere e il volere di credere nelle sue parole. Invitandola a seguirlo, tornò sui suoi passi verso il castello.Lurf osservava l’avversario, senza riuscire a distogliere l’attenzione da ciò che stava succedendo.
Non che avesse paura, ma quella situazione era del tutto fuori dall’ordinario. Non poteva non ridere: quello stupido lavoretto diventava ogni istante più entusiasmante.
Mudriel gridava di dolore. Se la ricordava fin troppo bene quella sensazione.
L’oscurità che l’alchimista emetteva era tangibile nell’aria, la avvertiva anche l’assassino. Il castano si portò le mani alla testa, nel tentativo di alleviare il dolore che lo stringeva in una morsa ferrea, lasciando che la sua arma gli sfuggisse di mano.
-Cosa farai ora, Mudriel, per farmi divertire?- gridò al vento l’avversario, godendosi quella scena.
Il ragazzo camminava a tentoni, in preda agli spasmi provocati dalla mutazione.
Vedeva intorno a sé solo buio, soffocante e opprimente. Eppure, in fondo, era piacevole per lui perdersi all’interno di quel pozzo senza fondo, rimanere per sempre in quella finta quiete, dimenticando la realtà.
Un’esplosione d’oscurità, molto più potente rispetto alla tenebra precedente, costrinse Lurf a proteggersi con le braccia.
Lo spettacolo che aveva davanti agli occhi in quel momento era meraviglioso: un altro Mudriel, un nuovo avversario lo stava sfidando con sguardo di brace.
Come aspetto erano identici, ma le pupille diventate di un’inquietante rosso fuoco, la pelle scurita e l’espressione maligna, simile a quella dell’assassino, facevano intuire quale fosse la sua reale natura.
Sotto gli sguardi di ammirazione del suo nemico, sguainò il keyblade. Non era quello di prima: la forma era simile, ma era completamente nero, e la lama era estremamente semplice, priva delle decorazioni che contraddistinguevano il keyblade cristallino.
-Bene bene, è arrivato il momento di divertirsi.- mormorò sghignazzando l’alchimista, mentre Lurf si metteva sulla difensiva.
La ragazza aprì la finestra. Una folata d’aria la investì facendole socchiudere gli occhi. Esauritasi, Kuroi sporse la testa fuori dalla finestra, guardando verso l’orizzonte dove andavano a nascondersi le nuvole. Qualcosa la turbava, una sensazione indefinita di preoccupazione. –Speriamo che Mudriel tornì presto…-
Bastò un movimento fulmineo e il primo era già sul suo avversario, pronto a sferrargli un fendente con il Keyblade, immediatamente bloccato dall’altro.
Le parti sembravano essersi invertite: ora era Mudriel che pressava il nemico, mentre Lurf si vedeva costretto a cambiare tattica, in favore di una difesa più solida, in attesa dell’occasione per tornare all’assalto.
Il ragazzo, col ghigno malvagio ancora stampato in volto, menò un fendente orizzontale verso la spalla del nemico, che reagì prontamente proteggendosi con l’artiglio destro.
Lurf sussultò.
Il keyblade non incontrò la sua arma: era diventato come pece, non solo per il colore, ma aveva assunto anche la stessa consistenza vischiosa.
Usandolo come una frusta, l’alchimista lo lanciò contro l’assassino, che non riuscì ad evitarla. Non avvertì comunque alcun dolore.
Il castano strinse i denti per la rabbia, intuendo cosa fosse successo: quello strano cambio di strategia non aveva lo scopo di colpirlo, e ora lo vedeva chiaramente. La pece lo aveva stretto nella sua morsa, impedendogli ogni movimento.
-I ruoli si sono invertiti eh? Adesso sono io a giocare con te.- rise Mudriel, posseduto dal suo lato oscuro.
Un Pugno, un calcio, un altro pugno al mento.
Lurf cadde all’indietro, sputando sangue e imprecazioni.
L’alchimista si avvicinò all’uomo, che ancora tentava di ribellarsi, guardandolo con superbia.
-Implora pietà, forse potrei concederti una morte rapida.- lo sbeffeggiò, dandogli leggeri calci alla schiena.
-Io…dovrei abbassarmi a implorare un insetto?- chiese tremante dall’ira. –Non scherziamo!- gridò. Impiegando tutte le sue forze spezzò le catene, saltando poi il più lontano possibile dal nemico.
L’assassino si pulì un rivolo di sangue che gli colava da un labbro.
“Maledizione” pensò “Era da tanto che non rischiavo la vita in combattimento”
Mudriel aprì il palmo di una mano, allungandolo verso di lui.
Lurf capì all’istante il suo intento.
-Obscurictus*!- urlarono entrambi all’unisono. Dalle loro braccia tese si generarono e fluttuarono contro il rispettivo avversario piccoli globi d’oscurità, che si scontrarono tra di loro, distruggendosi.
In quel preciso istante l’alchimista partì alla carica contro il nemico, ma quello riuscì miracolosamente ad effettuare un altro attacco oscuro, costringendo il primo a deviare traiettoria.
“Cambiamo tattica” decise allora il ragazzo
Saltò trovandosi al di sopra di Lurf.
–Firaga oscuro!- gridò. Dalla punta del suo keyblade si generò una palla di fuoco nero, che Mudriel diresse contro l’assassino.
Quello scartò di lato, evitando l’incantesimo, ma l’alchimista fu subito su di lui e, con un unico potente colpo di keyblade, lo atterrò, assicurandosi la vittoria.
Mudriel, posseduto dal lato oscuro, puntò l’arma alla gola dell’altro, che sudava freddo, attendendo la fine.
-Voglio il tuo sangue…ho sete…- mormorò il ragazzo, succube della sua parte demoniaca, leccandosi le labbra.
Erano soli da pochi minuti e già aveva fatto la figura dell’idiota.
-Guarda che se mi tieni la mano non mi offendo mica.- gli aveva detto, col suo solito tono freddo velato di sarcasmo, facendolo arrossire e sentire uno stupido in un attimo.
Passeggiavano da soli per le strade lastricate che si diramavano intorno al castello. Dopo tanto tempo l’aveva convinta. Mudriel non avrebbe saputo dire quando si fosse innamorato della ragazza, era stata una cosa piuttosto graduale.
-Mudi? Va tutto bene?- domandò Kuroi, notando che il compagno non faceva che guardare per terra con aria afflitta.
Lui si risvegliò, come fosse uscito da uno stato di trance, e cercò di scusarsi, nascondendo quello a cui veramente stava pensando:-Cosa? Ah, ecco…stavo pensando a quanto possa essere stato difficile vivere per te, sapendo di essere stata creata in laboratorio.-
La mora sorrise con nostalgia. –Non immagini neanche quanto. Volevo piangere, ma non potevo: i dottori mi hanno dotato di un cuore in grado di provare qualsiasi sentimento, perché un cuore non completo secondo loro non può “funzionare”, ma dentro di me ho qualche chip che mi provoca scosse lancinanti se manifesto tristezza o affetto.- spiegò, andando sedersi insieme al ragazzo sul bordo di una fontana; era di marmo e raffigurava una creatura marina, presumibilmente un tritone, che si innalzava in mezzo alle acque.
-Comunque non mi sono mai pentita di averli uccisi tutti, poco importa se per questo mi daranno dell’assassina. Il parere degli umani non m’importa. Io li odio. Tutti.- disse con astio, stringendo le i pugni.
Mudriel chinò il capo, deluso. –Questo vuol dire che anche io…- farfugliò.
Kuroi scoppiò in una dolce risata –Beh, in effetti ci sono alcune eccezioni…- si corresse, sorridendo all’alchimista.
Mudriel era rosso come un peperone, deglutiva a vuoto, si rigirava le mani sudate e lanciava fugaci occhiate alla compagna.
Non poteva trascinarsi ancora a lungo. Ora avrebbe contato fino a tre, preso un bel respiro e fatto quel che doveva fare.
-Non puoi manifestare sentimenti, ma puoi provarli, ho capito bene?- domandò.
Lei annuì.
-Allora rispondimi: cosa provi per me?- chiese, senza più paure, né tentennamenti.
La mora rimase sorpresa e ammutolita da quella domanda. –Beh, vedi…io…- biascicò.
Senza aggiungere nulla, il castano si avvicinò sempre più al volto dell’amica. Lei cercò di allontanarsi, per poi lasciare che il ragazzo le sfiorasse le labbra con le sue, riempiendola di un calore capace di farle ardere l’animo di quel sentimento che desiderava da tanto provare: un amore travolgente e profondo.
Lo abbracciò, godendosi appieno quei momenti.
E il dolore arrivò.
Una scossa potentissima, tanto da far dimenare la ragazza per il dolore, tale da farle desiderare la morte, la attraversò da capo a piedi.
Kuroi, continuando a urlare e agitarsi, cadde a terra implorando pietà.
Mudriel si inginocchiò davanti a lei.
Era pallido e tremava. Sapeva che la colpa era sua, e sapeva altrettanto bene di non poter rimediare.
-Che cosa ho fatto…-Mudriel aprì gli occhi.
Dove si trovava? Non lo capiva, vedeva solo un profondo buio. Si guardava intorno col cuore in gola e si sentiva spaventosamente sperduto.
In poco tempo i suoi occhi si abituarono all’oscurità, e una figura si delineò nel mezzo di essa, sempre più chiara, davanti a lui.
Quello…era lui!
Mudriel stava guardando sé stesso, come se fosse davanti ad uno specchio
Lo osservava con un sorriso di scherno, come se lo divertisse vederlo in difficoltà.
-Chi sei?- domandò spaventato.
L’altro rise
–Che domande! Io sono te.- rispose, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
L’alchimista dovette sembrare dubbioso, perché, ridendo una seconda volta, il suo alter ego parlò:-Ad essere precisi, sono la parte di te che tu hai rifiutato, la tua oscurità.-
Il ragazzo rimase in silenzio qualche secondo. –Ciò vuol dire che sono riuscito a liberarti.-
L’altro lui annuì. –Per la cronaca, ora siamo nel tuo, o nel nostro che dir si voglia, cuore. Il sigillo non si è spezzato, quindi una parte di me è ancora qui, e tu…beh, hai lasciato spontaneamente il tuo posto a me, e queste sono le conseguenze. Comunque, se può farti stare più tranquillo, sappi che il tuo nemico è prossimo alla morte.-
-In tal caso puoi anche tornartene da dove sei venuto. Non ho più bisogno di te.-
Quello scoppiò a ridere per la terza volta, più forte di prima –E cosa ti fa credere che lo farò solo perché se tu ad ordinarmelo?-
-Sono pronto a battermi se non farai quel che ti ho detto.-
L’altro Mudriel si portò le mani ai fianchi, esibendosi in un sorriso sconsolato. –Non ti ricordavo così simpatico.- commentò.
Fece una pausa. –E va bene allora. Facciamo una scommessa.-
-Una scommessa?-
-Il giorno in cui torneremo uno non è lontano. Continua a combattere da solo fino a quel giorno, e se sarai tu ad avere il sopravvento il mio potere sarà tuo.-
-Ti piace perdere le scommesse allora.-
L’io oscuro del ragazzo scoppiò nuovamente a ridere. –Me lo auguro per te, caro mio. Ma ti avviso che io sono molto forte!- gridò, lasciandosi dietro di sé solo l’eco della sua voce.
Una luce calda e potente investì Mudriel, costringendolo a socchiudere gli occhi.
Era come frastornato.
Sbattè le palpebre guardandosi intorno, senza capire cosa fosse successo, almeno fino a che non si ricordò del dialogo con la sua parte oscura.
Lurf non attese ad approfittare di quel momento di incertezza dell’alchimista. Gli sferrò un calcio nello stomaco, spingendolo indietro e riuscendo a rialzarsi. Si diede quindi una spinta sulle gambe, balzando verso Mudriel.
Sorridente e sicuro di sé, sferrò una serie veloce di attacchi coi suoi artigli.
Il castano cercò di mettere distanza tra loro due per evitare quei colpi, ma era troppo lento. Uno dopo l’altro, gli attacchi andavano a segno, e ad ognuno il ragazzo gridava dal dolore.
Un’ultima artigliata con la mano destra, verso lo stomaco.
Mudriel si sentì mancare il fiato, le forze gli fluivano dalla ferita insieme a fiotti di sangue. Si guardò lo stomaco: solo una delle cinque unghie di ferro di Lurf lo aveva trapassato da parte a parte, le altre erano ancora piegate.
Il nemico estrasse l’arma dal corpo dell’avversario sconfitto, con un sorriso compiaciuto, lasciando che l’alchimista crollasse a terra.
-La tua forza di prima…era simile alla mia…- cominciò l’assassino.
Mudriel cercò di alzare il capo per guardare con rancore il nemico.
-Morta Lilianne…- continuò quello –Ero disperato, pensavo di dire addio ai miei piani di eliminare il capo, il nostro “amatissimo” Kevin Dougall, e prenderne il posto, i prodotti del suo lavoro in particolare.-
“Ma…questo nome non mi è nuovo. Non è…si, è lo studioso di cui parlava Aira ad Agrabah!” pensò Mudriel, stordito e spaventato da quelle notizie.
-…E, all’improvviso, saltate fuori voi, con una forza superiore a quella della mia vecchia compagna. A questo punto mi chiedo se non facciate al caso mio.- continuava, perso nei suoi pensieri e parlando più da solo che con l’alchimista.
-Do…dove vorresti arrivare?- mormorò a fatica il ragazzo, che a ogni parola si sentiva svuotare delle sue energie, una sensazione peggio della morte.
-K5462. Anche se è uno stupido, esperto com’è di varchi oscuri non dovrebbe essere un problema per Demyx individuare quelle coordinate, o in alternativa c’è pur sempre il pilota automatico della gummyship, basta impostarle lì.- disse, rendendosi sempre più incomprensibile.
-Fra dodici giorni esatti, tutti i nostri nessuno, compresi noi, saranno lì, alla nostra base, per cominciare un’offensiva contro i mondi vicini. La maggior parte, tra cui quelli che si trovavano nel Mezzo e Mezzo, li abbiamo già richiamati. Preparate un piano decente e attaccateci, io farò quel che posso coi nessuno di basso livello, tenendoli occupati con quelli al mio servizio.- concluse, allontanandosi e aprendo un varco.
-Oh, a proposito! L’ultimo colpo non era mortale, tutti i tuoi punti vitali sono intatti. Se ti sbrighi a raggiungere i tuoi amichetti magari ti salvi!- aggiunse l ridendo, svanendo come uno spirito nell’Oscurità.
-Mudriel… devi ripartire vero?- gli chiese sottovoce Kuroi, trattenendo l’amarezza che provava, conoscendo già la risposta.
Annuì. –Spero solo di non averti illuso venendo qua.-
Lei scosse la testa riprendendo la sua espressione normale.
Le sorrise solare.
-Non dimenticare la promessa che mi hai fatto, ci tengo…-
Lei lo guardò negli occhi. Avvertiva un profondo calore dentro il suo cuore gelido, un calore così forte che le riusciva difficile sopportarlo.
-Certo che mi ricordo! Quando tornerai avrò trovato il modo e mi sarò liberata di quello che mi porto appresso. Potremo stare insieme e potrò lasciare libero spazio ai miei sentimenti per te.- si vergognava a dirlo in pubblico, ma nel profondo era rincuorata solo a dirlo.
Il pensare di volerci riuscire le dava forza.
-Mudi…-
La guardò con espressione incuriosita.
Lei lo abbracciò.
-Vedi di non farti aspettare troppo, idiota…- disse rossa in viso, visto che lo stava abbracciando sotto gli occhi di tutti, e già sentiva i congegni che aveva dentro di sé iniziare a produrre elettricità.
Le sorrise accarezzandogli i capelli con una mano, mentre con l’altra la teneva stretta a sè.
-Tranquilla, non sono così cattivo da lasciare da solo chi mi ama…-
Lei avvampò e lo allontanò da sé, urlandogli :-Guarda che hai completamente frainteso la situazione!-
Rise. –Allora sarà così...ma secondo me dovresti smetterla di mentire a te stessa.-
Fece cenno agli altri, più stava lì più la tentazione di rimanere si faceva sentire. Come al solito Demyx aprì il portale oscuro dove il ragazzo entrò, seguito da Aira e Nanashi.
Mudriel aveva la vista appannata, intorno a lui tutto si faceva sempre più nero.
“Maledizione! Non riesco più a fare nulla. Devo chiederti un ultimo favore, “altro me”.
Nanashi non la finiva più di imprecare e sbattere pugni sul tavolo al centro della gummyship.
-Demyx! Fai tornare indietro questa carretta! Dobbiamo prendere Mudi!-
-Nanashi, smettila! Mudriel è morto, si è sacrificato per noi.- disse Demyx, dalla cabina di pilotaggio. Si abbracciava le ginocchia e teneva la fronte poggiata sulle braccia, piangendo.
-Non è vero! È una sporca menzogna!- gridò l’ex templare
-Sai anche tu che non lo è. E poi non saprei nemmeno come tornare indietro, ho solo inserito il pilota automatico.-
-Cazzo!- urlò di nuovo, dando un pugno al muro dell’astronave -Demyx…- sussurrò pieno di odio.
L’altro gli rispose solo con un mugolio triste.
-Non avrò pace finché non avrò ucciso quei bastardi.- giurò, stringendo il pugno così forte da ferirsi e sanguinare.
Demyx abbozzò un sorriso, mentre se ne stava ancora rannicchiato su sé stesso.
All’improvviso, un portale oscuro si aprì al centro del mezzo.
“Non sarà…” si domandarono i due all’unisono.
-Maledetto assassino!- urlò Nanashi, mentre si gettava contro varco, pronto a prendere a pugni chiunque ne fosse uscito.
-Aspetta…- cercò di bloccarlo una voce, proveniente dal portale.
-MUDRIEL!-