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Kingdom Hearts: All the Rest...
view post Posted on 22/11/2009, 11:24Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 22:56


CITAZIONE (Liberty89 @ 21/11/2009, 22:59)
O.O Isabel era la moglie di Tayetsu e madre di Xehanort? E anche la strega/maga che ha trasformato il principe nella Bestia?! Accidenti quanti altarini!!! xD
Bello bello!! Bravo Cieluzzo! u.u
E finalmente sapremo da dove è arrivato Myde!!!! *-*

Se mi dici che viene da Atlantica ti distruggo u.u

Che Isabel fosse la madre di Xehanort, moglie di Tayetsu e la strega della Bestia l'avevo già detto altre volte nelle altre fic XD
Comunque, grazie ^^

Ma per favore :asd: però avrà a che fare con l'acqua, questo sì :gurù:


CITAZIONE (E.Kidd @ 21/11/2009, 19:51)
Il capitolo su Sora l'ho trovato molto carino, mentre quello su Cloud un po' confusionario. Tipo verso la fine non ho capito cosa sia successo, se ci si riferiva al presente, al passato o al futuro o a chissà quando, nel punto in cui appaiono i Dis-Soul... Ma anche il resto del capitolo non son riuscito a seguirlo molto a livello cronologico.
Invece è stato figo quello di Tayetsu, molto interessante la storia, anche un po' triste e malinconica :ooh:
Ora mi manca solo l'ultimo :muah:

A livello cronologico della storia il capitolo di Cloud avviene poco prima del ritorno a Città di Mezzo, infatti nel capitolo 19 della prima fic Leon avvisa Sora e gli altri che è stata attaccata Radiant Garden e a Città di Mezzo Sora reincontra Cloud, appena tornato :ooh:
Per il capitolo di Tayetsu approfondirò tutto nello spin-off, naturalmente :muah:
Grazie anche a te ;D

 
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view post Posted on 5/12/2009, 19:48Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 22:56


Finalmente, eccoci arrivati. L'ultimo capitolo, siori, con tanto di Epilogo!
Se ripenso adesso a quando comincia la storia, due anni fa, per me è un grande traguardo XD ma questo anche grazie a voi che mi avete letto e sostenuto in questa lunga avventura.
Vi ringrazio, tutti quanti!
Dopo di questo, vi ricordo che la saga sarà veramente conclusa solo dopo lo spin-off che, in teoria, dovrebbe veder luce verso la fine di questo mese. Ma adesso basta ciarlare, buona lettura =P

Capitolo 20
Myde


Baltigo, una piccola isola agli argini dell'oceano.
Qui si trova la base di un gruppo di ribelli, i più pericolosi nemici del Governo Mondiale.
Pirati, i soliti nemici della Marina.
Monkey D. Dragon fissava un giovane ragazzo allenarsi duramente con arco e frecce.
Lanciava e ricaricava, le punte fendevano l'aria verso il bersaglio senza la minima esitazione.
Un respiro soddisfatto, e il ragazzo lasciò cadere a terra l'arco. Si tolse dalla schiena il contenitore per le frecce e si piegò con lo sguardo fisso sul terreno, per riprendere fiato.
“Myde!” lo chiamò il pirata poco lontano. “Già finito?”
Il castano mantenne il capo chino e spostò verso l'alto solo gli occhi, scrutando con rabbia quell'individuo. Quanto lo odiava, suo padre.
“Sono almeno cinque ore che continuo ad allenarmi, ne ho abbastanza.”
Dragon sbuffò. “Allora fa un po' di stretching fino a che il sole non sarà calato.”
“Sono. Distrutto!” ribatté Myde gettando a terra il l'arco.
“Se non ti alleni duramente non diventerai mai un pirata come si deve.”
“IO NON VOGLIO ESSERE UN PIRATA!”
La sabbia sotto i piedi di Dragon si alzò nell'aria provocata da un veloce spostamento. Poi un rumore duro e preciso scagliò Myde a terra, rantolando fino alla riva.
Il castano si rialzò tenendo una mano sotto la mento grondante di sangue.
“Che razza di padre saresti che picchia suo figlio?”
“Sei il mio figliastro, non ho alcun tipo di legame vero e proprio con te. Per quel che mi riguarda, sei solo un possibile nemico futuro.”
“Ma io non diventerò un pirata!”
Dragon volse lo sguardo sconsolato al terreno.
“E cosa vorresti fare?” chiese. “Vuoi continuare a gettare il tuo tempo dietro quella chitarra?”
“E' un sitar” lo riprese il figlio adottivo a denti stretti. “E lo trovo senza dubbio più costruttivo e divertente che diventare un delinquente perché qualcun'altro lo vuole.”
Myde sapeva bene che a dire una cosa del genere rischiava molto, forse anche la sua stessa vita.
Ma non gli interessava. Se davvero lo avrebbe ammazzato non avrebbe avuto rimpianti.
Pensò che, dopotutto, l'unica cosa che davvero gli interessava era suonare il sitar.
Forse però anche avere un compagno, un amico, non gli sarebbe dispiaciuto. Ma cresciuto lì, in quell'isola sperduta... chissà, forse era destino che morisse da solo.
Se davvero fosse finita lì almeno si sarebbe tolto quella seccatura, ma non accadde nulla.
Dragon soffiò spazientito e, andandosene a testa bassa, concluse: “Forse sarebbe stato meglio se avessi dato più importanza anche a Rufy e Ace...”
Myde rimase a fissare il padre allontanarsi. Poi raccolse l'arco e la faretra dalla sabbia e diede loro un'occhiata veloce, colma di rabbia per esserne uscito sconfitto anche quel giorno.
Lanciò via le armi e si buttò a sedere a terra. Con il viso rigato dalle lacrime si girò verso il sole, appeno sopra l'oceano. Stava tramontando...

Mondo che Non Esiste.
Axel e Saix stavano tornando al Castello dopo la solita missione guidata da Xemnas di raccogliere i cuori. Il Superiore li aveva anticipati poco prima, ora i due stavano entrando di pari passo nell'Ascesa Tortuosa.
Appena dentro, la piattaforma cominciò a salire come un ascensore.
“Ehi, Saix” esordì il rosso. “Ti va di fare qualcosa stasera?”
“Che genere di cosa?” chiese il numero VII che se ne stava a guardare il vuoto con aria annoiata, come sempre.
“Non so... possiamo guardarci un film, o giocare a carte. Sai, le cose che fanno gli amici!”
“E da quando noi saremmo amici?”
Axel abbassò il capo con le mani ai fianchi. Sospirò e rispose: “Oramai è un anno che lavoriamo insieme, Saix. E gli altri membri non sembrano certo dei simpaticoni, sempre a pensare alle loro missioni. Almeno noi due potremmo cercare di ravvivare un po' l'atmosfera e divertirci un po', non credi?”
Il Mago che Danza sulla Luna si girò di scatto verso il collega e lo scrutò con gli occhi a fessura. La cicatrice a forma di croce rendeva il suo sguardo ancora più inquietante.
“Noi siamo Nobody, numero VIII. Dovresti saperlo bene.”
“Sì, ma so anche che abbiamo anche dei vaghi e ben nascosti frammenti di ricordo su cosa siano le emozioni. Magari, se provassimo a far riemergere quelle memorie potremmo...”
“Basta così” lo interruppe Saix. “E' inutile cercare una cosa così ben recondita nel nostro spirito, e tanto meno ho voglia di farlo con te. Fai come hai detto che fanno i fondatori: pensa solo alle tue missioni.”
Le imprecazioni di Axel vennero coperte dal rumore della piattaforma che si fermava al piano del Belvedere.
L'azzurro scosse la testa con fare sconsolato. Accennò a un ghigno e affermò: “Continua pure così, numero VIII. Finirai male.”
“Preferisco finire a terra strisciando e grondante di sangue piuttosto che leccare il culo a Xemnas come fai tu!”
Axel uscì a passo spedito dall'ascensore; il numero VII rimase di sasso.
Dopo qualche secondo a bocca aperta, Saix continuò: “Al primo passo falso ti distruggerò.”
“E io distruggerò l'Organizzazione intera prima che tu possa farlo.”
“E pensi di riuscirci da solo?”
“Chissà...” rispose il rosso fermandosi. Si girò appena e, prima di riprendere a camminare verso la sua stanza, concluse: “Memorizzalo per bene: sicuramente arriverà qualcun'altro capace di tenerti testa.”

Myde se ne stava seduto su una roccia in mezzo alla fitta vegetazione di un foresta.
Nell'aria risuonavano le note del suo sitar, suonato da delle dita abili ed allenate.
Era una melodia pacata, ma con tonalità alte e note concatenate fra loro.
Suonare era l'unico svago che il castano poteva concedersi, ma solo lontano dagli occhi del padre. E dalle sue orecchie.
Finito il pezzo, Myde poggiò con cautela lo strumento sull'erba soffice e si allungò sulla roccia. Sospirò, e poco dopo sentì sedersi accanto a lui qualcuno: era un uomo dai capelli rossi vestito con un lungo mantello che copriva quasi tutto il corpo, lasciando intravedere appena la semplice camicia bianca. In viso aveva stampato un sorrisetto spavaldo, incorniciato da un pizzetto, e all'occhio destro aveva tre corte cicatrici parallele fra loro.
“Shanks!?” lo riconobbe il ragazzo.
“Bella musica” si complimentò il rosso. “L'hai scritta tu?”
“Sì... ogni tanto mi piace arrangiare qualche pezzo.”
Shanks si passò la mano fra i capelli lunghi. Soffiò e chiese: “Ma non sembra che a tuo padre piaccia molto...”
“Non gli piace per niente... perché quell'essere non mi lascia libero di vivere come voglio?”
“Penso che lo faccia solo perché lo considera il meglio per te.”
“Per se stesso, vorrai dire” lo interruppe Myde. “Vuole solo che lo aiuti nella sua guerra contro il Governo.”
“E allora? Significa che ha molta fiducia in te, non credi?”
Lo sguardo del Rosso era così sicuro di sé che, agli occhi del castano, rendeva la cosa quasi credibile.
“Ma io... non voglio lottare” continuò Myde abbassando lo sguardo. “La trovo una cosa... triste. Se solo potessi, lotterei con il mio strumento. Mi divertirei e potrei difendere al tempo stesso chi mi sta a cuore.”
“Un pirata farebbe meglio a non avere legami troppo profondi... Arrow D. Myde” si lasciò scappare il corsaro mentre continuava a passarsi la mano fra i ciuffi ribelli.
Myde portò la mano al colletto della camicia dell'uomo e lo strattonò verso di sé. E tu che ne sai?” chiese.
Shanks rimase basito da quella reazione, non se la sarebbe mai aspettata da un tipo calmo e sincero come lui.
“Non chiamarmi, mai più, con quel nome. Io sono Myde e basta! Chiaro?”
Il pirata scosse la testa, ancora sconvolto.
Il castano lasciò andare la presa, alzò lo sguardo al cielo e sospirò. Poi raccolse il suo sitar, si alzò in piedi e cominciò a correre verso il mare.
“ASPETTA!” lo richiamò Shanks, ma Myde non si fermò, continuò a scappare con tutto se stesso per non farsi recuperare. Arrivò senza fiato fino alla riva dell'oceano, poggiò di nuovo lo strumento sul terreno soffice ed entrò nell'acqua gelida.
Era notte e non poteva vedere bene. Annaspando cominciò a tastare il fondale marino cercando il suo arco e la faretra. Perché, perché diavolo li stava cercando?
Non c'era nulla per lui in quel luogo, per quale assurdo motivo non riprendeva il suo sitar e non scappava via?
Finalmente le mani incapparono in un filo lungo e resistente. Chiuse le dita ed estrasse dalla sabbia bagnata l'arma. Perché tutto quel da farsi nella notte per recuperare quell'arma?
Finalmente c'era arrivato: voleva solo romperlo, distruggere ogni legame che aveva con quel luogo.
Voleva infrangere quello che per Dragon era il simbolo della sua bravura nella vita dei mari.
A denti stretti e occhi chiusi cominciò a stringere la presa con le braccia. Sentiva il cigolio del legno piegarsi, resistere sempre meno. Poi un sonoro crack e tante piccole schegge volarono di fronte la viso del castano.
In quel momento il suo cuore era governato da odio, rabbia e tristezza. Dall'Oscurità.
Myde si buttò con il fiatone nell'acqua e si allungò per rilassarsi. Sentiva che stava per finire.
Alcune ombre strisciavano sul suo corpo in cerca di calore. Heartless in cerca di Cuore, attirati lì dalla sua stessa Oscurità. Era come se lo sapesse già, qualcosa in lui lo esortò dal ribellarsi alla sua obliterazione.
Le piccole manine affondavano nel petto del ragazzo che, commosso, poteva finalmente togliersi da lì.
Poco dopo Xaldin arrivò a Baltigo e lo trovò. Demyx, il numero IX dell'Organizzazione. Il Notturno Melodico.


Epilogo

Tutti i membri del comitato di restaurazione di Radiant Garden si trovavano nella piazza della città.
Tutto era tornato come un tempo, a prima che Malefica ne prendesse il controllo. Anzi, era solo questione di giorni e non solo Radiant Garden, ma tutti i mondi, come i piccoli pezzi di un mosaico, stavano tornando a ciò che erano in origine: un unico e grande pianeta di nome No Man's Land.
Cloud e Tifa si trovavano al centro del gruppo con delle larghe sacche in mano.
“Ora che il mondo si sta riunendo, questo non è più da considerare un addio, giusto?” chiese Yuffie.
“Immagino di no...” rispose Cid sbuffando.
Cloud incurvò leggermente le labbra e chiese: “Cos'è quel tono, vecchio? Sei contento di sbarazzarti di noi?”
Il vecchio abbassò lo sguardo ridacchiando, poi rispose: “Maddai, sappiamo tutti che sei il primo ad esultare!”
“Mh, allora forse sono io l'unico a cui mancherete un po'?” domandò Leon squadrando Cloud.
A sua volta, il biondo rispose: “E di che ti lamenti? Senza di me ora potrai vantarti di essere il più forte.”
“Dì la verità, Leon” disse Yuffie. “E' solo che senza di lui non saprai più come divertirti!”
“Può darsi” rispose il castano lasciandosi scappare un fragorosa risata.
Aeris si rivolse a Tifa: “Tornerete a farci visita, vero?”
“Certo” rispose la ragazza. “E voi verrete a visitare Midgar. Anzi, dovrete.”
“Accettiamo l'invito” ridacchiò la castana poggiando una mano sulla spalla dell'altra. Tifa le prese tutto l'arto e l'abbracciò calorosamente.
“Andiamo, Tifa” concluse Cloud quando le due si separarono. “Si torna a casa.”
Partirono, e dopo qualche minuto in piedi senza far nulla, in silenzio, nella piazza della città. Stavano per tornare anche loro alla loro abitazione, quando notarono alcune figure tornare verso di loro.
“Forse hanno scordato qualcosa” pensò Aeris, ma si accorse solo poco dopo che erano in cinque.
Cinque facce ben conosciute ma che non vedevano da anni: Rinoa, Edea, Quistis, Irvine e Zell.
Appena li riconobbero, Aeris e Yuffie cominciarono a correre verso gli ultimi tre per saltargli al collo.
Leon e Cid rimasero immobili, troppo sorpresi per muoversi. Rinoa affrettò il passo verso il castano, ancora troppo sorpreso per ricambiare subito l'abbraccio; Edea invece raggiunse a passo lento l'ex-marito.
I due si sfiorarono le mani e, a tono basso, la donna sussurrò all'orecchio di Cid: “Siamo tornati, tesoro.”
“Sì...” ripeté l'uomo con gli occhi lucidi. “La mia famiglia è riunita!”

10 anni dopo, Gathering Place...
Le tapparelle impedivano alla luce del sole di entrare nella stanza, dove una bambina dormiva nel suo letto.
Poi un rumore assordante di pentole che sbattevano la fece sobbalzare e vide alla porta il padre, con una padella e un cucchiaio di legno in mano.
“E' giorno, figliola” disse il genitore. “Se non ti sbrighi oggi doppia dose d'allenamento!”
La ragazzina saltò dal letto e, stropicciandosi gli occhi, esordì: “No, oggi no.”
Era una bambina magra e alta per la sua età, nove anni. Aveva gli occhi color nocciola e i capelli rossi raccolti in una lunga treccia dietro le spalle, lunga fino al bacino.
Prese una tuta, si vestì e andò in cucina, dove ritrovò il padre alle prese con i fornelli. Decisamente impacciato.
Era un uomo sulla trentina, abbastanza alto, occhi azzurri e capelli castani lunghi e mossi fino al collo.
La figlia si fece scappare un risatina e, avvicinandosi, prese gli arnesi dalle mani di Myde e disse: “Non imparerai mai, papà!”
Il castano squadrò da capo a piedi la figlia e, dopo il solito sospiro mattutino, si mise a sedere a tavola aspettando la colazione. Mentre attendeva, prese un mucchio di fogli da un angolo del tavolo e diede loro un'occhiata veloce.
Da quando il mondo tutti i pianeti si erano radunati, come da nome, attorno al Gathering Place. E lui, Myde, era diventato il punto di riferimento per tutti gli abitanti di quella regione e quelle vicine.
Così come ottanta anni prima vi era Tayetsu il Profeta e venti anni prima Ansem il Saggio, adesso era conosciuto come Myde il Messia. Un condottiero per il popolo del vecchio e del nuovo mondo.
Dopo una manciata di minuti, la figlia gli mise di fronte un'abbondante tazza di caffèlatte e poco più avanti una torta allo yogurt preparata (sempre da lei) la sera prima.
Dopo essersi seduta, la bambina chiese: “Sai che mi piace tanto, mi racconti di nuovo la storia del mio nome?”
Il castano sorrise, ripensando a quando l'aveva trovata dopo aver battuto Luraiam. Una delle ultime orfane delle guerre del Keyblade. E all'epoca il colore dei suoi capelli gli ricordava una sola cosa, o meglio, una persona...
“Un mio caro amico diede la vita per permettermi di adempire al mio ruolo. E io, che non volevo che il suo sacrificio rimanesse vano, ho voluto darti il suo nome anagrammandolo.”
“Eal...” commentò la rossa con tono nostalgico. Ma più che nostalgia, era voglia di conoscerlo.
I due rimasero in silenzio e poco dopo cominciarono a fare colazione.
Quando ebbero finito, i due uscirono dalla loro casa. Era lo stesso castello dove Myde aveva battuto Luraiam e, anni prima ancora, risiedeva Tayetsu.
Una volta fuori la piccola raccolse dal terreno due spade di legno, ne passo una al padre e gli chiese: “Papà, perché ci alleniamo così duramente ogni giorno?”
“Per mantenere l'equilibrio nell'universo. A dirla tutta, non c'è alcun tipo di pericolo adesso, ma se un giorno una nuova minaccia dovesse incombere sul mondo, tu lo difenderai.”
“Ma una volta mi avevi detto che esistono anche altri guerrieri potenti, in questo mondo.”
“Sì, esistono, ma trovarli è difficile, abitano molto lontano da qui. E poi un tempo eravamo nemici e non sanno che io esisto... quindi ho deciso di non cercarli. Però, se un giorno dovesse succedere qualcosa, la nostra via si incrocierà di nuovo, senza dubbio!”
La piccola sorrise dolcemente e si allontanò. Il Messia rimase lì a godersi quella brezza piacevole e familiare che gli scompigliava i capelli; con gli occhi socchiusi e lo sguardo perso, Myde fischiettava una delle tante vecchie melodie che adorava strimpellare con il suo sitar tempo prima.
Alzò il viso, scrutando il cielo. La figlia lo chiamò ancora e, incamminandosi, disse: “Sì, arrivo subito... Lea.”
E molto lontano da lì, sotto quello stesso cielo, altri guerrieri scelti dallo stesso destino si godevano la loro tanto tranquillità. La luce del sole entrava in quel luogo piccolo e umido da un passaggio nel soffitto della caverna.
Vi era anche una porta insidiata nella roccia, priva di maniglie e serrature. Lì di fronte, vi era un bambino, anche lui di nove anni appena. Indossava una piccola mantellina blu che copriva il suo abito nero e, al collo, portava una sciarpa rossa. In ginocchio di fronte alla porta, con testa bassa e occhi chiusi, stava pregando per la persona il cui nome era inciso nel legno massiccio della porta: Sora.
Nelle mani teneva una spada di legno con la punta rivolta verso il terreno. Quando finì di pregare aprì i suoi occhi verdi, lanciò un'ultima occhiata alla lapide e quindi uscì dalla grotta.
Il riflesso del sole brillava acceso sull'acqua, riempendo d'oro tutta la linea dell'orizzonte. Il bambino fece pochi passi all'argine di un laghetto con una piccola cascata quando arrivò nei pressi di una piccolissima costruzione di legno; seduti lì vicino c'erano tre ragazzi e una ragazza, tutti fra i venti e i trenta anni.
“Zio Ven!” chiamò il piccolo correndo verso uno di loro.
Il biondo passò una mano fra i capelli turchini del bimbo con un largo sorriso stampato sul viso.
“Avete visto la mamma e il papà?” chiese ancora il bambino.
“Riku e Aqua?” ripeté Ventus. “Non ricordo... li avete visti voi, ragazzi?”
Tidus e Wakka fecero un distratto cenno negativo col capo, mentre l'unica ragazza, Selphie, rispose: “Li ho visto mentre tornavano a casa insieme. Sembravano indaffarati...”
“Saranno andati a farsi le coccole” pensò storcendo il naso il piccolo albino. Wakka e Tidus si fecero scappare una fragorosa risata, poi continuò: “Vabbè, sono in ritardo per l'allenamento con lo zio. Ciaooo!”
Prese a correre sulla spiaggia verso l'isolotto quando, sulla riva, incrociò una ragazza snella e dai capelli rossi che risplendevano ai raggi del sole.
“ZIA KAIRI!” la chiamò il piccolo.
“Ciao, Sora” esordì lei girandosi verso il figlio dei suoi amici.
“Guardavi ancora l'orizzonte, eh?”
“Già...” rispose lei. “Come sempre.”
Sora portò le mani dietro la nuca e, con un mezzo sorriso, disse: “Chissà come fai a non annoiarti... beh, vado!”
Il piccolo riprese a correre, Terra lo stava aspettando con due spade di legno in mano. L'aspettava sorridente, degno di allenare un erede. Kairi rimase a fissare il bambino allontanarsi; poi abbassò lo sguardo, sospirando.
“Non mi annoio mai, perché...” conluse tornando a fissare l'orizzonte. “Mi ha fatto una promessa un tempo e la manterrà. So che tornerà, qui, su quest'isola, dove siamo cresciuti insieme!”


FINE



Edited by CieL° - 6/12/2009, 20:48

 
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view post Posted on 7/12/2009, 20:53Quote
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L'angelo perduto che cammina sul sottile filo che separa il giorno dalla notte...

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... *s'impone di non piangere* ... *scappa la lacrimuccia* Buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!! *pianto disperato modello fontana*
Cieluzzo.. ç_ç che dire? Bellissimo finale! Triste per un certo senso, ma stupendo! Mi ha commossa la parte di Myde e Lea, troppo bella ç.ç
Ci sono rimasta così -> O.O quando ho letto di Myde allenato da nientepopodimenoche Monkey D. Dragon!! Questo sì che è stato un colpo di scena! Fantastico!! *v*
Ma l'epilogo è... troppo bello! Cioè, non ci sono molti termini per descriverlo: è ben scritto, le descrizioni sono splendide e le situazioni sono ben delineate!
Hai fatto un magnifico lavoro! Complimenti!!!
*abbraffa Cieluzzo fino a stritolarlo*

 
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view post Posted on 7/12/2009, 21:45Quote
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CITAZIONE (Liberty89 @ 7/12/2009, 20:53)
... *s'impone di non piangere* ... *scappa la lacrimuccia* Buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!! *pianto disperato modello fontana*
Cieluzzo.. ç_ç che dire? Bellissimo finale! Triste per un certo senso, ma stupendo! Mi ha commossa la parte di Myde e Lea, troppo bella ç.ç
Ci sono rimasta così -> O.O quando ho letto di Myde allenato da nientepopodimenoche Monkey D. Dragon!! Questo sì che è stato un colpo di scena! Fantastico!! *v*
Ma l'epilogo è... troppo bello! Cioè, non ci sono molti termini per descriverlo: è ben scritto, le descrizioni sono splendide e le situazioni sono ben delineate!
Hai fatto un magnifico lavoro! Complimenti!!!
*abbraffa Cieluzzo fino a stritolarlo*

Grazie Jé =)
Ho avuto diverse difficoltà a scrivere il capitolo, ma sono felicissimo che abbia dato i suoi frutti ^ò^
Non penso di riuscire a cominciare lo spin-off prima delle vacanze, ma te lo dico già adesso: tu dovrai leggere anche quello :addit:
...ancora grazie :asd:

 
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108 replies since 29/6/2009, 16:20
 

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